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Garanzia Giovani è uno strumento che accompagna i giovani disoccupati tra i 15 e 29 anni a trovare un loro posto nel mondo, attraverso misure occupazionali e formative.

Garanzia Giovani (Youth Guarantee) è il programma dell’Unione Europea che intende assicurare ai ragazzi e alle ragazze tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano opportunità per acquisire nuove competenze e per entrare nel mercato del lavoro.”

Garanzia Giovani aiuta ad affrontare il passaggio dalla scuola superiore al mondo del lavoro e a uscire dalla situazione immobile dei cosiddetti NEET( Not in education, employment or training), ovvero ragazzi che non lavorano, non studiano e che non sono inseriti in percorsi formativi.

Garanzia Giovani, come funziona?

Garanzia Giovani è un piano europeo che serve a contrastare la disoccupazione giovanile, rivolgendosi ai giovani e al mercato del lavoro. Le misure previste dal programma assicurano ai giovani disoccupati: sostegno, formazione e orientamento; alle aziende: incentivi e bonus.

Il programma prevede a livello nazionale una serie di azioni comuni come accoglienza, percorsi formativi, tirocinio, contratti di apprendistato, stage, servizio civile e incentivi. Ogni regione può personalizzare le attività in base alle proprie esigenze e linee di politica lavorativa. Per esempio, la Regione Lazio investe 137 milioni di euro per offrire ai giovani un percorso di formazione o di lavoro. Garanzia Giovani si presenta, infatti, come un’opportunità per il giovane disoccupato di testare e mettere in pratica le proprie conoscenze in un contesto lavorativo e ampliarle su un piano formativo.

Chi può accedere?

Tutti i giovani tra i 15 e i 29 anni compiuti, residenti in Italia, compresi i cittadini comunitari o stranieri extra UE, purché con permesso di soggiorno o residenza, che si trovino in una condizione di disoccupazione e inattività formativa e scolastica.

Il Piano garantisce ai giovani, entro 4 mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema di istruzione formale, un’offerta di lavoro o un percorso formativo.

Per accedere al programma bisogna registrarsi sul sito di Garanzia Giovani, sul portale della propria regione o ci si può rivolgere a un centro per l’impiego.

Un punto di riferimento per i giovani romani di Testaccio è rappresentato dal progetto innovativo Porta Futuro, sito in via Galvani 108, finanziato dalla Provincia di Roma, che ha l’obiettivo di facilitare l’incontro tra offerta e domanda di lavoro.

Agevolazioni per le aziende

In Italia, anche per il 2019 sono stati stanziati milioni di euro per incentivare l’assunzione di giovani Neet e confermati gli sgravi fiscali per le aziende che li assumono.

Garanzia Giovani prevede delle agevolazioni per le imprese che assumono con contratto a tempo determinato anche a scopo di somministrazione di durata pari o superiore a sei mesi, con contratto a tempo indeterminato e con apprendistato.

I vantaggi sono quindi rivolti ai disoccupati e alle aziende, e questo è l’elemento che rende vincente Garanzia Giovani: tutti soddisfatti e rimborsati.

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Sei giovane, hai talento e vorresti diventare indipendente? Il progetto europeo Garanzia Giovani prevede azioni che favoriscono l’entrata dei giovani nel mondo del lavoro. Tra queste azioni ci sono le agevolazioni per l’avvio di piccole imprese. Ecco un po’ di informazioni.

Coltivare il proprio talento come i ragazzi di Sanremo Giovani si può. Ecco come.

Il Progetto Garanzia Giovani è un programma realizzato con fondi europei a partire dal 2014 e prevede una serie di misure che aiutano i giovani ad entrare nel mondo del lavoro e a conquistare l’autonomia dalle famiglie. Una di queste misure è il sostegno alle iniziative di autoimpiego, cioè il finanziamento di proposte di piccole attività imprenditoriali.

Il settore chiave per il lavoro giovanile: il turismo

Secondo gli ultimi dati, il fondo di Garanzia Giovani ha finanziato fino a oggi 925 attività imprenditoriali e ha concesso circa 30 milioni di euro di agevolazioni finanziarie a favore della crescita di queste nuove attività. Il turismo è uno dei settori in cui le nuove imprese si sono orientate maggiormente, sia nel campo della ristorazione che in quello degli alloggi. In Italia si contano, infatti, almeno 53.000 imprese di giovani attive nel turismo, 4000 solo a Roma.

Da una bella idea a un’attività concreta: come fare? Iscriviti al Progetto Garanzia Giovani.

Il Fondo di SELFIEmployment, finanziato dallo Stato all’interno del Progetto Garanzia Giovani, può aiutare un ragazzo che ha appena completato il proprio percorso di studi e ha un’idea innovativa a trovare i soldi per realizzarla e coltivare così le proprie motivazioni. Il Fondo di SELFIEmployment finanzia piccole attività imprenditoriali con prestito a tasso zero, sotto il controllo del Ministero del Lavoro.

Quali sono i requisiti per ottenere il finanziamento del Fondo di SELFIEmployment ?

Vuoi partecipare con un progetto alla selezione delle imprese finanziabili? Devi avere tra i 18 e i 29 anni ed essere un giovane NEET (sei NEET se non studi, non lavori e non sei iscritto a nessun corso di formazione). Se hai questi requisiti iscriviti al programma Garanzia Giovani e metti alla prova il tuo talento. Le domande per ottenere le agevolazioni si compilano online sulla piattaforma informatica di Invitalia e sono valutate entro 60 giorni, in ordine di arrivo.

Come si fa un business plan? Yes, I start up

Ma come si crea praticamente un piano imprenditoriale? Risponde a questa domanda il nuovo progetto di ENM (Ente Nazionale Microcredito) finalizzato a promuovere l’autoimpiego: si chiama Yes, I start up e prosegue sulla linea del programma Crescere imprenditori di Unioncamere, terminato nel 2017. Yes, I start up vuole sostenere l’autoimprenditorialità dei giovani NEET attraverso un’attività formativa che li prepari alla creazione e alla gestione di un’attività imprenditoriale e alla redazione corretta di un business plan. Questo ai fini della presentazione della domanda di finanziamento sulla piattaforma Invitalia, ma non solo.

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Sapevi che uno dei diritti più importanti dei cittadini dell’Unione Europea è quello di potersi spostare liberamente nei Paesi dell’Unione per lavorare? Certo, facile a dirsi…Ma come farlo nella pratica? Ci sono dei programmi creati dalle istituzioni europee che ti possono aiutare.

Lavorare all’estero è un’opportunità per crescere

Fare un’esperienza di lavoro all’estero può essere un’opportunità molto interessante a qualsiasi età, ma soprattutto per i giovani. Infatti lavorare in un paese straniero, anche solo per un periodo, aiuta a migliorare le competenze professionali e permette di fare un’esperienza di vita che rende persone più ricche e aperte. Così, quando si torna in patria, è anche più facile trovare un lavoro migliore.

Il programma europeo che si interessa di favorire l’occupazione e fare in modo che agevoli l’inclusione sociale si chiama EaSi ed è gestito direttamente dalla Commissione Europea.

Il programma europeo EaSI

Nella prospettiva di attuare politiche comuni per il mercato del lavoro in Europa e favorire le categorie più vulnerabili come i giovani e le donne, il programma EaSI comprende tre iniziative: EURES, Progress e Progress Microfinance. In particolare, EURES, il portale europeo della mobilità professionale, aiuta le persone in cerca di occupazione a trovare un impiego e i datori di lavoro ad assumere personale in tutta Europa.

Your first EURES job: combattere la disoccupazione in Europa

Per avvicinare il più possibile i ragazzi tra i 18 e i 35 anni di nazionalità di uno dei 28 Stati UE + Islanda e Norvegia alle esperienze di lavoro e tirocinio in un altro paese UE e combattere la disoccupazione, la Commissione Europea ha finanziato un programma specifico: Your first EURES job. Il progetto mira in particolare a reclutare giovani candidati motivati provenienti da tutta Europa per posizioni lavorative difficili da coprire.

Le piccole e medie imprese (PMI) possono presentare una domanda per ottenere un finanziamento con l’obiettivo di organizzare corsi di formazione e aiutare i nuovi dipendenti, tirocinanti o apprendisti, a trovare una sistemazione nel luogo di lavoro. Le aziende partner del progetto devono corrispondere un salario e i contributi sociali in conformità alla legislazione nazionale sul lavoro. I datori di lavoro devono inoltre aver stipulato un contratto di lavoro scritto valido per almeno sei mesi (per i dipendenti o gli apprendisti) e di tre mesi (per i tirocinanti).

Cosa può fare EURES per te?

Il programma EURES si occupa di supportare le persone in cerca di occupazione attraverso vari servizi. Tramite il portale web EURES avviene l’incrocio delle offerte di lavoro con i curriculum vitae dei candidati. Inoltre esiste un servizio informativo e di orientamento che dà notizie utili sulle diverse condizioni di vita e di lavoro negli Stati membri dell’UE. Lo sportello fornisce anche informazioni su altri importanti argomenti che riguardano il mondo del lavoro, come tassazione, pensioni, assicurazione malattia e sicurezza sociale. Anche dopo l’inizio del rapporto di lavoro, si può chiedere aiuto a EURES per capire come integrarsi nel paese di accoglienza. Ad esempio, si può chiedere di essere aiutati a cercare un corso di lingua.

Eureka! No, EURES

Vi è venuta voglia di partire? Ecco dei link utili per farvi un’idea:

https://ec.europa.eu/eures/public/it/homepage

http://www.yourfirsteuresjob.eu/it/home .

Ecco una delle idee più belle del Laboratorio del Distretto Testaccio@Work: diventare un laboratorio di integrazione. Oltre a imparare l’antica arte della pasta fatta in casa, in questa “impresa formativa” pensata da Ciofs Lazio, i ragazzi vanno a scuola di amicizia e di autostima. Come ci racconta Romeo, 19 anni, filippino.

Romeo, un ragazzo tra due culture

Romeo è un ragazzo timido e gentile. È arrivato in Italia tre anni fa con la sua famiglia: ha due fratelli e una sorella, Russel, Kim e Clarisse, racconta con il suo accento un po’ romano e un po’ filippino. Lui è il più piccolo ed è quello a cui l’Italia piace più di tutti, anche più delle Filippine: “Perché là è troppo caldo, il clima di qua è molto bello!” Ma l’Italia gli piace tanto anche perché ha fatto nascere in lui un grande amore: quello per il tortellino.

Tortellini fatti in casa, che passione!

L’esperienza presso il Laboratorio di Pasta Fresca, espressione concreta di quello che il team del progetto Testaccio@Work ha chiamato “Laboratorio delle idee”, ha dato moltissimo a Romeo. Emerge chiaramente dalle sue parole quando descrive la sua attività di apprendistato al pastificio, stage formativo nell’ambito dell’istituto alberghiero di Testaccio. Ma, più ancora, emerge dalla sua espressione luminosa e sorridente. Quando è arrivato in Italia, Romeo ha imparato da zero l’italiano: si è dovuto impegnare molto, sia a causa delle difficoltà comunicative di chi proviene da una cultura e una lingua così lontane, sia per adattarsi alle abitudini di un Paese così diverso dal suo. E non solo: ha aiutato ad integrarsi, lui, il più piccino, i genitori. Ancora oggi, infatti, li accompagna e li aiuta a comunicare in italiano. Del ruolo che ha avuto il laboratorio di pasta nel miglioramento della sua espressione linguistica troviamo una traccia chiara nel suo vocabolario, un po’ povero ancora, ma pieno di tortellini, ravioli, pasta all’uovo e… “fettuccini”. Di tortellini, in particolare, che per lui sono una sorta di ancora di salvezza: quando non capisce qualcosa va sul sicuro e risponde: “Tortellini!”.

Beh, in effetti Romeo, grazie ai maestri Emanuele e Siria e alla pratica in laboratorio, è diventato un vero esperto nell’arte del tortellino. È il primo tipo di pasta che ha imparato a fare e anche quello che gli riesce meglio. E gli riesce così bene che ormai lo preferisce anche alle ricette filippine, come riso con pollo, una delle prime che ha imparato a cucinare nel suo Paese. Anche i clienti gli fanno spesso dei complimenti per la pasta ripiena. C’ha a’ sorpresa dentro e quindi è molto più buono!”, Ogni raviolo c’ha un gusto suo particolare e loro li sanno preparare bene”, commentano infatti alcuni clienti mentre aspettano le loro ordinazioni nel pastificio. Inoltre lì Romeo si sente sereno, competente, e tra amici che lo stimano.

Il valore del laboratorio di pasta fresca nella vita di un giovane come Romeo

Il valore del laboratorio nella crescita di Romeo e nel suo processo di integrazione nel nostro Paese è stato enorme: lo ha aiutato a scoprire e valorizzare un’abilità non da poco, la manualità nell’arte senza tempo della pasta fatta a mano, che potrà dargli opportunità di lavoro. Ma tramite la pasta ha anche incontrato l’Italia e gli italiani, la loro lingua, i loro pregi e i loro difetti. Questo è fare “un’impresa formativa”, e Ciofs Lazio ci è sicuramente riuscita.

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Le notizie e i dati sull’occupazione non sono rassicuranti, le uniche cose certe è che c’è crisi, solo uno su un milione ce la fa e che realizzare il proprio progetto è difficile quando impossibile. Ma esistono anche delle risorse accessibili a tutti e che possono aiutarti a realizzare la tua idea imprenditoriale: gli incubatori.

In un’ottica di selfemployment, l’incubatore di startup offre una serie di servizi per avviare e sostenere il tuo progetto, come una “culla” che aiuta a realizzare la crescita della tua idea ancora in fasce. La legge 221/2012 definisce l’incubatore d’impresa come un’organizzazione che accelera e rende sistematico il processo di creazione di nuove imprese fornendo loro una vasta gamma di servizi di supporto integrati che includono gli spazi fisici dell’incubatore, i servizi di supporto allo sviluppo del business e le opportunità di integrazione e networking.”

La tua creatività valorizzata da un team di professionisti.
Gli incubatori offrono quindi supporti consulenziali, know-how di professionisti, spazi fisici e virtuali, coworking e tutto il necessario per una startup in fase di nascita e crescita. Il programma di incubazione viene personalizzato in base alla natura e alle esigenze della startup, a cui vengono offerti business plan redatto da professionisti, analisi del mercato di riferimento, ipotesi sul margine di crescita, e soprattutto potenziali imprese investitrici interessate a finanziare il progetto.

Trasformare un’idea in un’impresa. La tua.
Confrontarsi con il team di professionisti dell’incubatore è anche un modo per testare la bontà della propria idea e ipotizzare un riscontro nel contesto in cui andrebbe a realizzarsi. La conoscenza aiuta a migliorarsi, se condivisa gli effetti si moltiplicano infinitamente. Forse è proprio questo l’elemento vincente degli incubatori, la condivisione di un progetto su cui tutti lavorano per raggiungere un unico obiettivo comune: la sua realizzazione.

Gli incubatori d’impresa sono presenti in tutta Italia, privati o pubblici. A Roma ne esistono diversi, di seguito alcuni tra i più attivi: LazioInnova, Luiss EnLabs, Spin Over, Italia Camp.
Infine, un magazine per rimanere sempre aggiornati sul mondo delle startup italiane: https://startupitalia.eu/

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Il mercato del lavoro per i giovani a Roma nell’ultimo triennio è andato incontro ad una ripresa, anche se occorre sottolineare che la crescita resta ben distante da quella degli anni antecedenti alla crisi economica. La ripresa va in ogni caso giudicata sempre positivamente, ancor più se si considera che nella Capitale c’è stato in passato un taglio di numerosi posti di lavoro e numerosi giovani si sono ritrovati dinanzi a barriere insormontabili per quanto riguardava l’accesso al mercato del lavoro, restando di fatto disoccupati.

Si riesce ad intravedere la luce in fondo al tunnel

In quanto ad offerte di lavoro, specie in riferimento a quelle indirizzate ai giovani, la Capitale si rivela in assoluto come una delle città migliori nel Belpaese. Roma, di fatto, si inserisce nel trend generale di crescita per ciò che concerne il mercato occupazionale. Negli ultimi mesi, infatti, c’è stato un aumento delle nuove assunzioni, al punto che molti giovani hanno trovato nuovo impiego.
Su questo aspetto, non occorre però farsi fuorviare per il semplice motivo che la stagione estiva ha inciso in termini numerici in maniera alquanto rilevante per via dei lavori stagionali.

I lavori stagionali richiesti nella Capitale, specie nel periodo estivo

I lavori stagionali, specie nel corso della stagione estiva, costituiscono un’occasione imperdibile per tutta una serie di profili: disoccupati che cercano di rientrare nel mercato del lavoro, freelance alla ricerca di entrate sicure, giovani che intendono arricchire il proprio curriculum vitae con nuove esperienze di lavoro. Camerieri, magazzinieri, addetti alle vendite, professionisti nel settore delle pulizie, receptionist e facchini risultano alcuni dei lavori stagionali maggiormente richiesti a Roma nel periodo estivo. Ma non sono i soli. Vi sono professioni quali meccanici, idraulici, elettricisti, fabbri, muratori, falegnami che nella Capitale è davvero difficile reperire senza attendere tempi lunghi. In questo caso, molto probabilmente perché sono lavori che molti romani non sono disposti più a fare, a fronte di una domanda elevata, l’offerta si rivela decisamente ridotta al lumicino. Ecco il motivo per cui nella Capitale, per professioni come queste, le imprese finiscono per assumere forza lavoro straniera. Eppure, specie negli ultimi due anni c’è stato tra le fasce giovanili un vero e proprio boom per i corsi di formazione e di aggiornamento per queste professioni che purtroppo, definire in disuso tra i romani, così come per il resto degli italiani, non è affatto un eufemismo.
Due profili lavorativi particolarmente richiesti dal mercato del lavoro per giovani a Roma, ma spesso sottovalutate.
Infine, il mercato del lavoro per i giovani a Roma richiede con sempre maggiore frequenza due professioni, al momento sottovalutate anche in ambito nazionale: professionisti del campo sanitario in grado di occuparsi degli anziani e gli installatori della fibra ottica.
Partiamo con ordine. L’età media è aumentata e, specie le famiglie più facoltose, sono alla ricerca di badanti a domicilio e di infermieri specializzati in grado di assistere i loro genitori. Per queste figure lavorative, le offerte di lavoro sono innumerevoli, ma la domanda locale, mai come adesso, è ai minimi termini. Non è un caso che questi profili lavorativi in linea di massima sono stranieri: l’area di maggiore provenienza è quella dell’Europa dell’Est, Romania, Bulgaria, Albania, Polonia e Ucraina su tutte.
Anche l’internet veloce, che a Roma è un passo avanti rispetto alla media nazionale, ricopre e ricoprirà un ruolo determinante, specie per i giovani alla ricerca di occupazione: il mercato capitolino richiede installatori della fibra ottica, sia nelle case che negli uffici. Navigare in internet alla massima velocità e a costi contenuti dovrà essere la norma e non l’eccezione. Ecco perché i giovani farebbero bene a considerare questa opportunità per cui al momento non c’è ancora adeguata copertura. Anzi, è un paradosso pensare che vi siano più telefonisti e centraliniste disposti a vendere via telefono abbonamenti di internet veloci piuttosto che abili installatori.

I problemi, seppur inferiori rispetto a prima, sussistono, inutile negarlo

Il mercato del lavoro per giovani a Roma, nonostante la leggera ripresa, presenta comunque tutta una serie di problemi ciclici. In molti, fino a 24 anni di età si ritrovano obbligati ad accettare un salario ampiamente inferiore rispetto a quello di molti colleghi europei, anche a fronte di mansioni lavorative di una certa rilevanza. Trattasi di quel problema denominato come part time involontario. Inoltre, figure professionali come gli operai ed i commessi rispetto a qualche anno fa si sono ritrovati con una busta paga più leggera, mentre le entrate per i lavoratori autonomi nell’ultimo periodo sono decisamente aumentate.

Ciò nonostante, Roma fa meglio di Torino, ma non di Milano

Aspettando con trepidante attesa i dati del mercato del lavoro a Roma per il 2018, l’anno scorso c’è da dire che la Capitale ha fatto meglio di Torino in quanto a mercato occupazionale. Solo Milano, capitale economica del Paese, è stata in grado di fare meglio a livello di offerte lavorative.

Conclusioni

Insomma, le opportunità per trovare lavoro per i giovani della Capitale non mancano. Occorrerebbe solo essere abili a sfruttare da subito le occasioni, dove la domanda è ampiamente superiore all’offerta. Leggere in anticipo i numeri di settore e capire in giovane età quale lavoro fare in quel di Roma, assicurerebbe ai giovani capitolini notevole vantaggio competitivo, in quanto, date le tempistiche standard nazionali e locali, debutterebbero piuttosto precocemente nel mercato del lavoro.

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L’apprendistato è un contratto di lavoro particolare nato per favorire l’apprendimento dei giovani delle diverse meccaniche del mondo del lavoro e del settore nel quale, gli stessi giovani, vengono inseriti.
Ecco tutto quello che bisogna sapere di questo tipo di contratto.

L’apprendistato, in cosa consiste questo rapporto lavorativo

L’apprendistato è un contratto di lavoro nato con la riforma del mondo del lavoro nota col nome di Job Act.
Questo particolare contratto prevede che il giovane lavoratore non solo deve svolgere delle mansioni all’interno dell’azienda ma, al contrario, deve anche essere formato.
Questo significa che il lavoratore deve necessariamente essere seguito da parte di un tutore, il cui compito finale consiste nell’offrire allo stesso lavoratore tutte le diverse informazioni che gli permettono di aumentare il suo livello di conoscenza delle diverse specifiche tecniche che riguardano quel genere di mansione.
Pertanto l’apprendistato è un tipo di contratto completamente diverso dal tirocinio formativo, seppur in molte occasioni lo stesso contratto viene definito come evoluzione classica dello stesso contratto, dettaglio che non deve essere sottovalutato.

I tre diversi tipi di contratti di apprendistato

Esistono tre tipologie di contratti di apprendistato, ognuno di quali in grado di offrire un tipo di formazione ben preciso.
Come principale tipologia di contratto vi è quello dell’apprendistato professionale: in questo caso si tratta di un contratto classico che prevede che il lavoratore venga seguito da parte del tutore, il quale deve essere presente e offrire tutte le diverse informazioni che riguardano quella mansione lavorative.
Il contratto di apprendistato professionalizzante è completamente diverso: in questo caso occorre sottolineare il fatto che il percorso lavorativo si basa maggiormente sull’insegnamento specifico delle differenti mansioni, che verranno analizzate con maggior precisione da parte del tutore.
In questa circostanza il periodo di formazione potrebbe essere maggiormente lungo, dato che gli argomenti che vengono trattati vengono analizzati con maggior precisione, per fare in modo che lo stesso lavoratore possa riuscire a ricoprire perfettamente quel ruolo particolare all’interno della stessa impresa.
Infine vi è il contratto di apprendistato di alta formazione.
In questo caso si parla di un percorso formativo che riesce nell’impresa di essere maggiormente specifico ovvero gli argomenti che vengono trattati durante questo periodo di formazione il giovane segue dei corsi che sono specifici e che analizzato, sotto ogni aspetto e in modo accurato, tutte le svariate tipologie di informazioni che identificano quel tipo di professione.
Occorre sottolineare come, generalmente, questi contratti sono consequenziali, ovvero si parte col classico contratto di apprendistato e successivamente si passa a quelli che sono maggiormente specifici, affinché il lavoratore possa avere tutte le nozioni fondamentali per affrontare, nel migliore dei modi, le diverse informazioni relative a quella professione che intende rivestire all’interno di un’azienda.

Altri dettagli sull’apprendistato

Occorre sottolineare il fatto che l’apprendistato potrebbe avere una variata differente a seconda delle esigenze dell’imprenditore.
In questa circostanza bisogna cercare di sottolineare come questo genere di contratto deve essere regolato da tutti gli elementi identificativi quali data e tipologia di contratto e allo stesso tempo occorre anche precisare come la durata deve essere necessariamente specificata nello stesso contratto.
Questo è rivolto ai giovani che hanno un’età compresa tra i diciotto e i ventinove anni anche se, in alcune circostanze, è possibile notare come il contratto di apprendistato venga proposto anche a dei soggetti che non rientrano in questa categoria, seppur sia importante sottolineare come in questo caso il contratto possa essere sottoposto a delle modifiche affinché sia possibile evitare che lo stesso possa non essere identificato come tale.
Il contratto di apprendistato potrà essere concluso dal datore di lavoro solo nel momento in cui volge al termine il periodo previsto dallo stesso oppure se vi sono delle motivazioni valide che comportano il licenziamento dell’apprendista.
Inoltre è importante specificare la motivazione del licenziamento stesso poiché, in caso contrario, potrebbe parlarsi di un cambio del contratto che diverrà quindi a tempo indeterminato.
Sul fronte retribuzione l’apprendista col contratto basilare percepisce 3 mila euro all’anno mentre, negli altri casi, occorre sottolineare come il salario debba essere necessariamente reso esplicito nello stesso contratto.
Infine occorre parlare anche del fatto che questo tipo di contratto prevede che le aziende, per i primi tre anni, non debbano effettuare il pagamento del salario, visto che questo verrà erogato dagli enti regionali, che emetteranno il rimborso del 100% nei confronti delle imprese che assumono con questa formula.

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Posto fisso? No grazie. Non tutti hanno il mito di voler lavorare sempre, per tutta la vita nello stesso ambiente di lavoro. Il sogno della generazione precedente, tanto ambito perché sinonimo di sicurezza e di possibilità di programmare la propria vita, che oggigiorno è sempre meno fattibile, vista l’instabilità del mercato del lavoro e i cambiamenti repentini dello scenario economico, non è quello a cui tutti aspirano.

Come mai in molti non credono nel mito del posto fisso?

Specie tra i giovani, sono sempre di più coloro pronti ad inventarsi un lavoro, creando ex novo start-up, in alcuni casi anche di discreto successo. Partiamo con ordine, analizzando le motivazioni. In molti tra gli 1,4 milioni di ragazzi e di ragazze di età compresa fra i 16 e i 22 anni, sognano di avere un lavoro ricco di responsabilità e di valori che li faccia appassionare ai loro interessi. Eppure, nel Belpaese il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti al mondo? Beh, c’è da dire che vista la criticità della situazione, non tutti i giovani demordono. Alcuni il lavoro se lo creano: c’è chi diventa imprenditore sin da giovane, perché è voglioso di nuovi stimoli e di aumentare le proprie skills a livello professionale. Optare per una start-up per molti non è affatto azzardato, perché il nuovo business apre le porte verso una maggiore libertà.

In una start-up le complicazioni non mancano mai, poco ma sicuro

I nuovi talenti imprenditoriali sanno che la gestione di un’azienda, anche piccola, è sempre complessa per tutta una serie di problematiche tipiche dell’Italia. La burocrazia è il primo mostro a tre teste da affrontare, visto che le tempistiche, specie per le licenze dei locali, sono molto ma molto più lunghe rispetto al resto d’Europa. Anche chiedere un prestito, magari necessario per finanziare un’idea brillante, è una cosa più complessa che altrove. E su questo punto di vista, anche gli istituti bancari nazionali dovrebbero fare mea culpa, perché poco vogliosi di rischiare. Essere in grado quindi di districarsi nel mare magnum della burocrazia, per i giovani imprenditori italiani è ardua impresa. Lo stesso dicasi in riferimento alla possibilità di venire presi in considerazione dai vari stakeholders, fornitori, distributori, banche, amministrazione locale, provinciale e regionale. Eppure alcuni dei giovani nostrani continuano imperterriti a lavorare sodo.

Altre barriere che spingerebbero molti a riconsiderare l’ipotesi del posto fisso

Gli stereotipi sono un ulteriore problema da affrontare per tutti coloro che, in giovane età, si lanciano a capofitto su un’idea di business. Frasi come  “e’ giovane e deve farsi le ossa”  non sempre sono veritiere, specie quando c’è voglia di mettersi in gioco, barattando il certo del posto fisso con l’incerto della start-up. Il problema è che a lungo andare questi ostacoli possono divenire vere e proprie barriere che vanno a limitare il talento dei giovani imprenditori nostrani che, stanchi e delusi, decidono di scegliere altri Paesi all’estero come strada più semplice da percorrere, visto che gli stakeholder altrove sono interlocutori più recettivi in fase di ascolto e che gli istituti finanziari, una volta usciti dai confini nazionali, si dimostrano più generosi nell’elargire prestiti e nell’erogare finanziamenti, necessari per il conseguimento di un obiettivo aziendale.

Una critica al sistema lavorativo del Belpaese

Le nuove leve, appartenenti alla cosiddetta generazione Z, infatti, hanno nel modello di business delle start-up il modello a cui si ispirano. Il motivo? Odiano lavorare per gerarchie, prediligendo gli obiettivi. Senza se e senza ma. E, purtroppo, il sistema lavorativo italiano va criticato sotto questo punto di vista. Basti pensare al numero sparuto di imprese, disposti ad investire sui giovani talenti con l’intento di assegnar loro incarichi di leadership. E nei consigli di amministrazione delle realtà aziendali nostrane di millennial se ne vedono davvero pochissimi.

La crescita professionale passa anche per gli errori

Mai avere paura di sbagliare. E di giovani che commettono errori pur di realizzare la loro idea brillante ce ne sono a iosa: non raccontare l’idea a qualcuno che ne sa di più, magari perché si ha paura di vedersi rubare l’idea, non testare il mercato prima di lanciare il prodotto, lavorare con gli amici, scarsa capacità di delega sono alcuni errori imprenditoriali che in una start-up andrebbero sempre e comunque evitati. Ma chi non ha il mito del posto fisso, sa benissimo che la crescita professionale passa anche da errori comuni di questo tipo. L’importante è apprendere velocemente e soprattutto in maniera costante anche da errori eventualmente commessi.

Conclusioni

In definitiva, i giovani sono consci che le loro carriere lavorative saranno totalmente differenti rispetto a quelle dei loro genitori: lavorare per sempre nella stessa azienda e la crescita professionale piramidale non è l’aspirazione di tutti. Anzi. Molti giovani, consapevoli delle difficoltà che il mercato del lavoro, specie in Italia, si ritrova ad affrontare, optano per una strada differente e la carriera se la costruiscono da soli. Magari con una start-up, creata ex novo. Insomma, sono molti quelli che al quesito “posto fisso?” rispondono con un secco e perentorio “no, grazie!”. Il motivo principale di questo rifiuto categorico va forse ricercato nel fatto che in tanti sono dell’idea che l’aspetto principale nel mondo del lavoro risiede nel totale raggiungimento delle aspirazioni personali e nel coronamento dei propri sogni. Più che tenere in seria considerazione il posto fisso, tanti guardano con massima attenzione al lavoro giusto, magari anche in linea con il proprio percorso di studi e maggiormente adatto alla propria personalità.

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Specie nell’ultimo periodo, i giovani che hanno deciso di percorrere il sentiero imprenditoriale, creando ex novo start-up con l’intento di centrare obiettivi di una certa rilevanza, sono aumentati in ogni dove in maniera esponenziale. Conseguentemente, anche i vari governi nazionali che in questi anni si sono succeduti non potevano fare a peno di presentare tutta una serie di incentivi per l’imprenditoria giovanile.

Accedere e godere delle agevolazioni fiscali relative all’imprenditoria giovanile è semplicissimo: ecco i dettagli.

Ai sensi della Legge 95/95, sono previsti dei finanziamenti per tutti i giovani imprenditori che pur avendo avuto in mente un progetto imprenditoriale dalle innumerevoli potenzialità, non sono in grado di concretizzarlo, data la mancanza di fondi. La legge 95/95 permette all’imprenditoria giovanile di bypassare questo limite e di rimuovere l’ostacolo, grazie all’ottenimento di liquidità extra. Sempre la suddetta legge consente alle istituzioni nostrane di promuovere valide idee di giovani imprenditori, i quali, mettendosi in proprio, hanno dato il la a start-up innovative. Se allo stato attuale delle cose, la legge tutela lo sviluppo di queste micro-imprese, in uno scenario di medio termine non dovrebbero mancare i finanziamenti per progetti imprenditoriali alternativi: su tutti, il crowdfunding che tanto va oggi per la maggiore.

Legge 95/95: quali investimenti prevede?

Il massimale stabilito da questa legge in termini di investimento corrisponde a 2.582.284,50 euro. L’agevolazione fiscale avviene con la metodologia dei contributi a fondo perduto o con i prestiti a tassi agevolati. La legge che salvaguarda le giocano imprese accetta agevolazioni fiscali sino al 90% della sommatoria degli investimenti. Tuttavia, tieni conto che il valore percentuale varia a livello territoriale.

Assenza di termini

Uno degli aspetti più interessanti di questa legge è che non vi è alcun termine per il giovane imprenditore che intende presentare la domanda con l’intento di ottenere agevolazioni fiscali. Ergo, ogni momento risulta buono.

Quali requisiti devono avere i giovani imprenditori che presentano la domanda di agevolazione per costituire la loro start-up?

Prima di indicarli in rapida carrellata, sottolineiamo che sono valevoli in tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea. Pertanto:
· Residenza all’interno dei territori, dove la legge viene applicata.
· Età fra 18 e 35 anni (prima del compimento dei 36 anni).
· Sede operativa, amministrativa e legale collocata all’interno del territorio dove la legge viene applicata.
· Maggioranza assoluta, a livello finanziario e numerico, di giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni. Naturalmente, tutti devono risiedere nei territori in cui la legge è applicata.
E cosa dire circa le ditte individuali o le società composte da un socio unico?
La legislazione in questione non le tiene in considerazione.

Nuove attività: approfondimenti sulle agevolazioni

Casi specifici dove vi sono agevolazioni e benefici per nuove attività giovanili riguardano sia la fornitura di servizi alle imprese che la produzione di beni nel settore agricolo, industriale ed artigianale. Non possono beneficiare di queste agevolazioni, le attività, giovani e non, che hanno nel loro core business servizi appannaggio di pubbliche amministrazioni e di servizi alle persone. Lo stesso dicasi per le giovani imprese operanti nel settore della formazione, del turismo e del commercio.
Ma non è tutto, visto che ammodernamenti, ristrutturazioni, ampliamenti e riconversioni di iniziative precedenti non sono soggette ad agevolazioni.

Ulteriori spese che non vengono finanziate

Ecco l’elenco puntato di questa categoria:
· spese che sono state sostenute antecedentemente alla data di presentazione della domanda;
· spese per l’acquisto di beni proprietari impiegati dai soci e dai loro parenti;
· nel settore agricolo, di cui presenteremo qualche informazione a breve, gli investimenti per gli impianti frigoriferi necessari per la surgelazione dei prodotti, contraddistinti da dimensioni superiori rispetto a quelle di riferimento per il classico ciclo produttivo, così come gli impianti di magazzinaggio, non vanno incontro ad alcun tipo di finanziamento.

Centro-Nord e Sud Italia: alcune differenze in termini di agevolazioni all’imprenditoria giovanile

Tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno d’Italia vi sono differenze percentuali nei finanziamenti. Al Sud fino al 90% dell’intero investimento. Al Centro-Nord il valore percentuale scende tra il 60% e l’80% del totale investito. Lo stesso discorso è valevole anche in riferimento ai contributi a fondo perduto che se nel Centro-Nord ammontano a quasi 100.000 euro in tre anni, nel Mezzogiorno costituiscono la bellezza del 50% dei costi che i giovani imprenditori si accollano per il primo biennio, con massimale di investimento che ammonta a 860.000 euro.

Tirando le somme

La legge italiana stabilisce agevolazioni finanziarie per tutti i giovani imprenditori: i finanziamenti per gestire l’attività sono la soluzione più diffusa. Affinché le start-up abbiano il successo meritato non manca il servizio di accompagnamento in fase di progettazione, fondamentale per sostenere le idee imprenditoriali dei giovani imprenditori nostrani, specie nella definizione del business plan, nell’assistenza tecnica e nei servizi di formazione. Questi ultimi due, una volta che il progetto imprenditoriale risulta approvato, comportano l’affiancamento di un’attività di tutoraggio.
Infine, per ogni richiesta, controllare su internet l’aggiornamento della situazione è sempre utile. Il portale della regione o della provincia e i bandi statali sono miniere di informazioni utili che possono incidere positivamente sull’andamento del progetto mediante appositi stanziamenti, provenienti da vari enti, come soggetti privati ed Unione Europea.

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Che lavoro possono fare i giovani? Rispondere ad un quesito come questo è difficile e, te lo diciamo subito, le risposte che troverai non sono erga omnes. Ogni profilo ha le sue skills, le sue passioni, i suoi interessi, le cose in cui riesce meglio rispetto ad altre. Se proprio dovessimo dare una risposta secca al quesito, dovremmo rispondere: dipende dal tipo di strada che vogliono percorrere. Una volta finiti gli studi dell’obbligo è bene che i giovani si iscrivano all’università oppure che si lancino a capofitto nel mercato del lavoro? Da questa decisione dipenderà chiaramente il loro futuro. Certo è che alcune professioni necessitano di una laurea.
Pertanto, prima di indicarti alcune professioni che nell’ottica di medio termine possono rivelarsi assai spendibili sul mercato del lavoro, eccoti alcuni consigli che vale la pena seguire per fare una scelta consapevole: · Ascolta tutti, ma decidi da solo: sei maggiorenne. Informati su quali possano essere le professioni del futuro, quelle che il mercato del lavoro italiano, e non, richiedono maggiormente. I consigli degli adulti sono sempre ben accetti, ma a scrivere le pagine del tuo futuro sei tu.
· Considera sempre i tuoi punti di forza: scegli un lavoro che più si addice alle tue caratteristiche. Abilità e carattere, per forza di cosa, si rivelano importantissime: se ad esempio a scuola, nelle materie scientifiche sei sempre stato un frana, professioni come il chimico, il fisico, il biologo non fanno al caso tuo. Se sei introverso, il mondo delle vendite o quello del coaching, 99 volte su 100 non fanno per te. Se non hai uno stile di scrittura scorrevole, lascia perdere il mondo del giornalismo. Tieni conto di ciò che sai fare. Solo così, puoi decidere al meglio.
· Guardare in prospettiva, ma fino ad un certo punto: vi sono alcune professioni che in Italia, come nel resto del mondo, non finiranno mai. Molte di queste le indicheremo a breve. Tuttavia, molte andranno incontro ad un’importante evoluzione dovuta al ruolo sempre più preponderante della tecnologia. Per decidere al meglio, cerca di intuire, in uno scenario di medio termine, dai 5 ai 10 anni, cosa richiederà il mercato del lavoro, E decidi. Ad oggi, ad esempio, si sa di per certo che le professioni del mondo digitale nei prossimi anni saranno sempre più richieste.
Che lavoro possono fare i giovani?
Ecco una miriade di proposte da valutare.

1. Medico: il mestiere sicuro per antonomasia. Consideriamo che molte malattie non hanno ancora una cura, visto che le cause restano un mistero. Specializzarsi in una branca di nicchia, può rappresentare una scelta coraggiosa di quelle che alla fine paga. Le cure sanitare saranno di certo maggiormente coadiuvate da numerose apparecchiature di tipo biomedico, ma in alcun modo potranno sostituire in toto la presenza umana. A decidere quali medicine andranno somministrate ai pazienti, toccherà sempre al medico.

2. Interprete: il mondo delle traduzioni, sia in formato scritto che orale, andrà di sicuro in uno scenario di lungo periodo incontro a radicali cambiamenti. Di software, utili in questo campo, ce ne sono già a iosa. Tuttavia, i risultati prodotti non sono ancora il massimo. Il motivo? Le traduzioni risultano troppo letterarie e poco scorrevoli, perché i vari programmi, nonostante i numerosi progressi registrati nel corso degli anni, non sono ancora in grado di interpretare il contesto. Ecco il motivo per cui la figura dell’interprete anche in futuro sarà sempre più richiesta. Dando per scontato che nel mercato del lavoro, la conoscenza dell’inglese ad alti livelli è una conditio sine qua non per molti dei lavori qualificati, occorre abbinare qualche lingua in più, oltre a quella madre. Spagnolo, arabo, tedesco, russo, giapponese e cinese sono alcune delle più interessanti opzioni. Ma anche focalizzarsi su una lingua da considerare di nicchia, croato, swahili, farsi, può assicurarti ottime entrate. Se hai la possibilità, impara la lingua sul posto, frequentando all’estero corsi di lingua. Ce ne sono molti gratuiti, finanziati dai governi locali.

3. SEO / SEM specialist: aumentare il traffico di utenti sul proprio sito internet è l’obettivo di tutti gli imprenditori, visto che ad un maggior numero di visitatori corrispondono quasi sempre maggiori introiti. La sfida per il SEO / SEM specialist è molto interessante perché il settore non è abbastanza regolamentato e le aziende, pur di raggiungere i propri obiettivi, non si fanno scrupoli. Quando parlo di ottimizzazione del sito intendo, per esempio, farlo apparire nelle prime pagine di Google quando gli utenti fanno una ricerca; oppure aumentare il tempo di permanenza degli utenti sullo stesso.

4. Data Scientist: lo tsunami di dati ci travolge. Anche le persone, nel loro piccolo, hanno problemi di gestione dei dati (basta pensare al nostro archivio fotografico digitale per esempio), figuriamoci le grandi aziende con il loro big data. Cosa sono? Dati voluminosi, fondamentali per l’orientamento delle scelte manageriali di un’azienda. Il data scientist, con le sue capacità di analizzare e interpretare dati, diviene così sempre più una figura professionale centrale e quindi richiesta nel mondo aziendale. Su una cosa tutti gli analisti concordano: uno dei problemi dei prossimi decenni sarà il gap tra la scarsa offerta e l’abbondante domanda di data scientist.

5. Export Area Manager: in un mondo sempre più globalizzato, dove i confini quasi non esistono, la PMI che ha il suo raggio d’azione solo in ambito nazionale sarà già nel medio termine pura utopia. La delocalizzazione e l’interazione con clienti e fornitori di ogni angolo del mondo non costituiranno più l’eccezione, ma la regola. La figura dell’Export Area Manager, in azienda, sarà sempre più richiesta. Competenze tecniche di natura economica e conoscenza delle lingue saranno valori essenziali per i giovani che sognano di ricoprire questo incarico.

6. Infermieri, badanti e manager della terza età: l’età media, soprattutto grazie al miglioramento della qualità di vita, è drasticamente aumentata. Di conseguenza, la richiesta di persone che si prendono cura degli anziani andrà incontro a un vero e proprio boom, sia in Italia che all’estero. Infermieri e badanti con tutta probabilità vedranno un buon miglioramento anche in termini di salario. Ci saranno manager della terza età che avranno il compito di indicare nuove proposte soprattutto in termini di fitness e di alimentazione.

7. Lavori verdi: professioni volte ad ottimizzare i consumi energetici, a minimizzare gli sprechi e l’impatto ambientale giocheranno un ruolo determinante in futuro. La salvaguardia del pianeta sarà un tema ancor più dibattuto. Ergo, ecco alcuni settori che i giovani potranno considerare: industria mineraria, per via della costante ricerca di reti intelligenti; realizzazione nuovi materiali per gli edifici con l’intento di ridurre il loro impatto ambientale; sostenibilità dei trasporti; riciclaggio dei rifiuti.

8. Sarti: l’Italia è il paese della moda. Eppure, di sarti bravi se ne trovano pochi. In futuro, ci si vestirà sempre di più in modo ultra personalizzato. I capi su misura, specie nel ceto benestante, andranno per la maggiore. Ergo, impara quest’arte.

9. Idraulico, fabbro, elettricista e falegname: ogni volta che cerchi un idraulico, un fabbro, un elettricista o un falegname, non li trovi mai. Non è una frase fatta, ma specie nelle grandi città i tempi di attesa per richiedere le loro prestazioni spesso sono molto lunghi. Ergo, approfittante e impara questo mestiere che oggi solo in pochi sanno fare. Meno concorrenza sarà sinonimo di maggiore richiesta di lavoro.

10. Chef: in cucina, chef si nasce e non si diventa. E’ questa la principale teoria di molti tra gli addetti ai lavori. Vuoi per mancanza di tempo, vuoi per il maggior interesse su cosa si mangia, andare al ristorante è  sempre più frequente. Puntare sulla cucina veloce, sullo street food assai economico o sulla cucine d’élite, quella che propone un viaggio di esperienze, è una mossa azzeccata.

In conclusione, non ti resta da far altro che prenderti tutto il tempo necessario per scegliere il tipo di lavoro che più ti aggrada. E ricorda … le professioni testé indicate sono solo alcune delle possibili opzioni.

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